immagine mori

Grande Guerra Sardegna





I CADUTI DELLA SARDEGNA NELLA GRANDE GUERRA

Un progetto di Guido Rombi

  1. Digitalizzazione dei nominativi dei caduti e allestimento Database per effettuare le più diverse ricerche (per nome e cognome, luogo di nascita, comune di residenza, anno di morte, causa di morte, grado. reggimento, ecc.)
  2. Mappatura comune per comune dei caduti della Sardegna attraverso le lapidi ai caduti
  3.  Integrazione e ampliamento Database Albo d’Oro con dati acquisiti da Lapidi caduti e altre fonti documentarie e con aggiunta nuovi campi di interesse
  4. Allestimento di un più ampio sito internet che integri il Database con foto, documenti e altro ancora




Il Progetto

 

Relazione svolta il 17 dicembre 2015 al Convegno di Studi

 La Sardegna e la Grande Guerra, Sassari 15-17 dicembre 2015

 

DALL’ALBO D’ORO DEI CADUTI DELLA SARDEGNA

AD UN AGGIORNATO DATABASE IN UN SITO INTERNET APPOSITAMENTE DEDICATO

di Guido Rombi

 

LE TAPPE DEL PROGETTO

1. Digitalizzazione dell’Albo d’Oro della Sardegna e allestimento del “Database Albo d’Oro della Sardegna” per effettuare le più diverse ricerche (per nome e cognome, luogo di nascita, comune di residenza, anno di morte, causa di morte, grado, reggimento, ecc.).

2. Mappatura comune per comune dei caduti della Sardegna e integrazione e ampliamento del “Database Albo d’Oro della Sardegna” con: a) dati acquisiti dalle lapidi ai caduti e da tutte le fonti documentarie utili, a cui far rimando attraverso un articolato sistema di iperlink, b) aggiunta di vari nuovi campi di interesse per soddisfare un numero assai maggiore di possibili ricerche.

3. Conseguimento, quindi, di un Database dei caduti sardi nella grande guerra quale prodotto totalmente nuovo e diverso e assai superiore rispetto ad un semplice “Database Albo d’Oro”.

4. Allestimento di un più ampio sito internet www.grandeguerrasardegna.it che integri il nuovo database così ottenuto con immagini e documenti dei caduti e dei combattenti e in generale della Sardegna nella Grande guerra.

 


LE ORIGINI

Tra il 2011 e il 2014 in alcune importanti regioni italiane come Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto, fu avviata la digitalizzazione e messa online dei loro Albi d’Oro1, fornendo così agli studiosi preziosi strumenti di analisi e riflessione e alle famiglie che persero i propri cari nella Grande guerra la possibilità di attingere informazioni su di essi. I lavori presentavano importanti patrocini istituzionali.

In Sardegna invece – nonostante studi e celebrazioni abbiano sempre a lungo indugiato su quel momento storico anche per la grande importanza che esso ebbe nella dimensione identitaria e culturale dei sardi negli anni avvenire – incredibilmente, e nonostante la Brigata Sassari, ancora alla vigilia del centenario della Grande guerra non si registrava alcuna notizia di un sito e un database appositamente dedicati.

Allo stesso tempo io mi ero occupato di questo argomento in modo sistematico dal 2001, quando avevo iniziato a lavorare all’elenco dei caduti del comune di Tempio Pausania, territorialmente uno dei più grandi nell’Italia del primo Novecento, ricerca poi allargata a tutta la Gallura e segnalata anche nella sitografia allestita dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione - Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo2.

A quel punto si trattava solo di estenderne la dimensione lavorativa su scala regionale, ma con una più chiara e matura coscienza di quel che serviva per realizzare un censimento davvero ottimale.

Fu così che nel dicembre 2014, in previsione del centenario della prima guerra mondiale, decisi di proporre all’attenzione di alcuni tra i migliori studiosi sardi l’ambizioso progetto della realizzazione di un Database e un sito internet a “valenza istituzionale” sui soldati sardi caduti nella Grande guerra.

Il progetto prevedeva la digitalizzazione dell’Albo d’Oro (per la Sardegna il volume XIX del 1938), ma non si esauriva in ciò: andava ben oltre. Alla pubblicazione online di tutta la collezione degli Albi d’Oro stava d’altronde provvedendo l'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Reggio Emilia (Istoreco), di cui al sito www.cadutigrandeguerra.it, di certo il più importante ed esteso lavoro di digitalizzazione in Italia, indispensabile base e supporto per quelli a livello locale (sicché alcuni dei siti regionali sopra indicati, se non avranno nuova implementazione, rischiano d’esserne una sorta di doppione)3.

 

LACUNE, INSUFFICIENZE E REVISIONI DELL’ALBO D’ORO: METODI E MODALITÀ PER UN CENSIMENTO DIGITALE DAVVERO AFFINATO E PRECISO

Per la Sardegna, il progetto di ricerca e il lavoro poteva e doveva essere svolto in modo assai più preciso e articolato rispetto a quelli di cui ai siti sopra riportati, grazie ad un quadro demografico-onomastico, storico-amministrativo e culturale di comuni e paesi e province della Sardegna più coeso e identificabile di altre più vaste regioni, e quindi “abbordabile” per un progetto che sia il più preciso e corretto possibile, scientificamente parlando).

L’Albo d’Oro dei caduti, infatti, sebbene sia la più importante e diffusa fonte storica di riferimento dei vari progetti di digitalizzazione (e anche la base di questo), è pur tuttavia una fonte che non sempre è precisa e completa, e necessita di molteplici integrazioni, specialmente per una più soddisfacente e accettabile messa a punto della memoria dei caduti a livello locale.

Si tratta di un aspetto storico/scientifico da mettere in gran rilievo (e questa è una lacuna informativa dei siti storici regionali sopra indicati): i limiti di una digitalizzazione sic et simpliciter degli Albi d’Oro sono molteplici. Sebbene fonte di primaria importanza da cui partire, questi dati hanno necessità infatti d’essere poi arricchiti e precisati, talvolta corretti, attraverso una combinata integrazione/comparazione di tante altre fonti: i documenti dello stato civile e d’archivio dei comuni, i ruoli matricolari presso gli archivi storici provinciali, le foto di gruppo dei caduti e reduci, le targhe commemorative, eventuali compilazioni di interesse già esistenti (edite e non edite, a stampa e su internet), e nondimeno e innanzitutto con le lapidi dei caduti.

Per spiegare meglio: il comune di nascita riportato dagli Albi d’Oro non è il più delle volte il vero paese/comune di nascita, ma solo quello che io più opportunamente definirei il “comune amministrativo di nascita”, che è ben altra cosa del paese di nascita. Molti paesi e comuni oggi autonomi non lo erano tra l’800 e i primi del ’900, ed erano frazioni di più grossi comuni. Prendendo ad esempio in Sardegna la sub regione geografica della Gallura, si pensi a Tempio Pausania che fino alla prima metà del Novecento comprendeva paesi e comuni oggi autonomi come Arzachena, Luogosanto, Aglientu, Palau, Telti, Loiri-Porto San Paolo e varie altre frazioni fra cui Bassacutena e San Pasquale: tutti i nominativi dei caduti sono identificati come nati nel comune di Tempio. E così è per molti altri paesi della Sardegna, così è per tutta l’Italia.

E poi ulteriori riflessioni possono farsi sempre in riferimento al comune di nascita.

Una volta anche accertato il vero luogo di nascita di un soldato, è proprio corretto assumerlo come elemento di vera cittadinanza di quella comunità? No, a voler essere precisi. Il solo elemento del luogo di nascita non può bastare a identificare quel soldato come veramente “cittadino” di quella località: si può infatti nascere in una località e spostarsi poi a vivere in un’altra. Grande importanza assume quindi l’elemento della residenza (che raramente veniva annotato in calce ai ruoli matricolari), ma a cui con pazienza si può però tentare di risalire.

E poi per “attualizzare” l’Albo d’Oro si è provveduto all’aggiornamento dei nomi dei comuni ai sopraggiunti cambiamenti toponomastici (non si poteva certo oggi proporre Terranova Pausania invece che Olbia!).

Solo chi si è cimentato davvero sul campo, con strumenti storici e critici adeguati, sa bene quali e quante difficoltà e problematicità vi siano passando dal livello “macro” degli Albi al livello “micro” della concreta verifica locale dei nominativi.

(In tal senso è di interesse quanto ha scritto Gerardo Unia, I Caduti cuneesi, metodologia di una ricerca, in www.cimeetrincee.it/cuneo.htm).

Insomma, pur se molto impegnativo, l’obiettivo è stato fin dal principio un ambizioso e scientificamente corretto progetto storico di censimento dei caduti, una vera mappatura dei nomi fatta paese per paese, che – integrando e comparando i dati dell’Albo d’Oro della Sardegna con varie altre fonti storiche – restituisse alle varie comunità, grandi e piccole, la memoria e il rispetto verso tutti i suoi caduti (inserendo anche quelli che ebbero a soffrire le pagine “nascoste” e “poco evidenziate” della guerra, per esempio i fucilati e suicidi), offrendo allo stesso tempo dati certi di analisi agli studiosi.

 

DIGITALIZZAZIONE DELL’ALBO D’ORO E SPOGLIO E TRASCRIZIONE DEI NOMI ISCRITTI NELLE LAPIDI

Pur senza poter contare sul sostegno e contributo delle Istituzioni, ma fiducioso in una successiva partecipazione, il sottoscritto pensò di affrontare con i suoi mezzi un così ampio e ambizioso progetto. Quanto detto sopra è stato fatto.

 

Primo step. Non è stato facile riportare su supporto elettronico l’Albo d’Oro. Lavoro lento, noioso, delicato, faticosissimo. La cosa più difficile e pesante è stata rileggere, dopo una pur attenta prima digitalizzazione, uno ad uno i nomi (che poi non sono solo dei “nomi”, ma tutta una serie di dati in più campi), in comparazione col libro Albo d’Oro: assicurarsi che fossero corretti. Ora, noi sappiamo quanto sia facile scrivendo commettere degli errori di battitura o incorrere in qualche banale svista. Solo che in una narrazione scritta una banale svista rimane tale, e può essere comunque decifrata e compresa; in un lavoro informatico come questo basta davvero poco: una lettera, un numero e … un piccolo errore è compiuto; insomma in un lavoro informatico tutto è sostanza, perché altrimenti la parola non viene individuata nella ricerca e ogni elemento concorre per eventuali statistiche ecc.

 

Secondo step. Una volta digitalizzato, l’Albo d’Oro è stato implementato con tutta una serie di campi per fare in modo di colmarne le lacune e attualizzarlo, per ottenere insomma quanto detto nel progetto; in particolare:

a) campi in cui annotare le fonti di riferimento per ciascun nominativo: le lapidi e i monumenti innanzitutto, ma anche elenchi di comuni o di archivi, o di appassionati studiosi, libri, targhe, foto ecc.);

b) campi come “comune di nascita”, “comune di residenza”, “mandamento”, “circondario”, “provincia”, “sub-provincia storico-geografica”, “sepoltura”.

 

Terzo step. Ci si è quindi avviati in un secondo lungo e faticosissimo lavoro, durato oltre un anno: la raccolta di altre fonti, soprattutto delle immagini delle lapidi dei comuni, col relativo spoglio e inclusione nel catalogo elettronico dei nomi lì indicati4.

Sono tanti “i problemi” di annotazione e registrazione informatica che questo lavoro pone, soprattutto in riferimento ai nomi iscritti nelle lapidi: come indicare un nuovo nome non presente nell’Albo d’Oro; come indicare un caduto iscritto nelle lapidi di due (talvolta tre) comuni diversi; come indicare/segnare le discordanze, i punti critici ecc.?

Spieghiamo meglio. Ci sono soldati con stesso nome e cognome ripetuti in più di una lapide, mentre nell’Albo d’Oro il caduto con quel preciso nome e cognome è uno solo. Come rapportarsi? Nel caso in cui la ripetizione riguardi due soli nomi, e magari non molto diffusi, è probabile che si tratti dello stesso uomo semplicemente iscritto in lapidi diverse (solitamente ricordato sia dal paese/città dove nacque, sia dal paese dove invece poi effettivamente viveva).

Altra però è la questione per quei nominativi identici che si riferiscono a nomi e cognomi tra i più diffusi: se cioè nell’Albo d’Oro abbiamo iscritti cinque Giovanni Sanna, ma nelle lapidi sono sei e magari otto, come attestare i nuovi nominativi?

A volte in certe lapidi l’attestazione è possibile (ci sono delle lapidi che oltre al nome riportano i genitori e il grado, alcune la data di morte, e ciò favorisce l’identificazione), in altre invece no; e allora non resta che procedere con prudenza (può darsi che alcuni soldati siano iscritti con stesso cognome ma diverso nome, che poteva essere il secondo nome, o a volte proprio un nome diverso: tutti conosciamo persone che chiamiamo per vari motivi con nomi diversi da quelli con cui sono registrati allo Stato civile).

In questo momento il compito di chi effettua un simile censimento dopo cento anni – il mio compito quindi – è solo registrare, annotare, non tentare arbitrarie attribuzioni di luoghi di nascita o residenza, ma usare tutta la prudenza possibile per tracciare le possibili affinità e discordanze. Tentare una attribuzione sicura a distanza di cento anni è cosa molto ardua. Meglio fermarsi ad annotare e poi verificare questi nominativi iscritti nelle lapidi. Innanzitutto coinvolgendo le stesse amministrazioni.

(Molte lapidi coi nomi sono recenti, realizzate tra gli anni Novanta e oggi. Se quei nomi vi sono iscritti qualcuno se ne sarà occupato, qualche elenco ci deve essere, dei criteri – si spera – sono stati seguiti).

Grazie a questo secondo step, inserito nel Database, è possibile avere oggi tutta una ulteriore importantissima messe di informazioni: a) quanti i caduti iscritti nei monumenti; b) quanti iscritti nei monumenti sono compresi nell’Albo d’Oro; c) quanti iscritti nei monumenti non sono compresi nell’Albo d’Oro.

 

Altri step in previsione. Il progetto prevede poi work in progress:

a) un click e si apre l’immagine della lapide del comune e quelle individuali (fra cui quelle conservate nelle scuole ma anche nei cimiteri);

b) un altro click e si apre il curriculum matricolare;

c) un altro e si apre il libro pubblicato sui caduti di quel paese;

d) un altro e si apre un elenco dell’Ufficio anagrafe o di una associazione ecc.;

e) un altro e si apre il luogo dove quei poveri soldati persero la vita combattendo (monte Zebio, Altipiano di Asiago ecc.);

e) un altro e si aprono le immagini delle targhette un tempo apposte agli alberi dei parchi delle rimembranze (per es. di Tempio Pausania);

f) un altro e si apre il cimitero o il sacrario dove è sepolto;

g) un altro e si apre l’immagine che ricorda l’affondamento di quella data nave o altre immagini e “cose” d’arte;

h) un altro e si apre il sito del comune;

i) un altro e si apre il sito della provincia;

l) e altri ancora

 

Insomma si parte da un database che pone al suo centro i caduti (i veri protagonisti della guerra sono quei poveri giovani contadini e pastori alti in media 1,57), e da loro ci si collega con tutto: col "microcosmo" (per esempio i propri comuni) e "il macrocosmo" (per esempio i fronti di guerra).

Infatti questo Progetto e questo “Database dei caduti sardi della Grande guerra”, non solo ricorda i veri protagonisti dell’«immane sacrificio», ma partendo da essi interagisce strettamente con monumenti, lapidi, parchi delle rimembranze, libri, immagini ecc. Esso è pensato per diventare collettore e regia centralizzata e unificatrice di tanti altri progetti che nel frattempo sono sorti e sorgeranno. Grazie a questo lavoro, ho inoltre avuto la possibilità, calandomi nelle specifiche realtà comunali, di conoscere vari cultori e studiosi di storia locale, anche loro attenti alle fonti, che mi hanno inviato elenchi e libri. E ancora ne invieranno. Ne posseggo un discreto numero. Ricevo contatti, email, domande. E libri e librini in dono, anche fatti bene, con appropriati criteri di ricerca (libri che non è facile nemmeno trovare nel web e nei cataloghi e i cui risultati io annoto nel database); fonti documentali che il mio lavoro intende far conoscere.

Per concludere, già è una cosa grande digitalizzare un Albo d’Oro, e digitarlo con precisione (lo hanno fatto solo Lombardia, Toscana, Emilia, Veneto, Trentino), ma qui non abbiamo più un Albo d’Oro: non risulta vi sia al momento, con questa articolazione, un lavoro simile in Italia.

Il sito www.grandeguerrasardegna.it è al primo posto su google digitando le tre parole del sito, e tra i primi posti anche in ricerche con parole simili. Oramai è conosciuto da molti. Riceve vari contatti e si sono stabilite collaborazioni con vari studiosi e cultori e con associazioni e istituti, soprattutto del “continente”. Vanta finanche oggi apposito link di rimando nel sito www.cadutigrandeguerra.it dell’Istoreco, con cui si è stabilito un rapporto di feconda collaborazione.

Nel frattempo – dopo aver troppo a lungo offerto con generosità l’Albo d’Oro alla consultazione pubblica (ma con elementi di nascosta tracciabilità per chi avesse pensato di farne improprio uso), il database è in continuo sviluppo, purtroppo solo offline (offendo solo la piccola anteprima di 700 dati). Non è più possibile offrire altro liberamente e pubblicamente, senza...

Si resta quindi… in attesa.

 

NOTE.

1 Sulla storia degli Albi d’Oro della grande guerra si veda in modo particolare il saggio di Fulvio Zagaro, L’Albo d’Oro dei caduti per l’Italia nella guerra mondiale, in «Bollettino dell’Ufficio storico - Stato maggiore del R. esercito», Anno I, n. 4. pubblicazione bimestrale 1" luglio 1926.

2 Cfr. I Caduti della Gallura nella prima guerra mondiale in http://www.archgall.it/homecaduti.html.; lavoro segnalato nella sitografia per l’Iccd a cura di Patrizia Aloisi e Marco Lattanzi: iccd.beniculturali.it/getFile.php?id=3091 («All’interno del sito “Archivio digitale della Gallura” figura una sezione dedicata ai caduti galluresi con riferimenti ai monumenti e alle lapidi»).

3 Ai siti regionali dell’Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto, sostanzialmente costituiti solo dal database dell’Albo d’Oro, si è recentemente aggiunto il sito del Trentino, finalmente pur esso con qualche innovazione rispetto agli altri).

4 Sebbene contestualmente un simile lavoro sulle lapidi fosse al centro di altri due studi/censimenti (di cui ai siti istituzionali del governo http://luoghi.centenario1914-1918.it, e http://iccd.beniculturali.it/index.php?pageId=501), la mancanza di molte immagini hanno persuaso il sottoscritto della necessità di non attendere il compimento di quei lavori, ma di acquisire personalmente le tante immagini di lapidi mancanti; altresì talune lacune e incertezze relative allo spoglio dei nomi “derivati”, hanno convinto il sottoscritto a verificare personalmente ogni immagine e ogni nome.


 



Alcune riflessioni sui nomi delle lapidi

 

L'iscrizione dei nomi nelle lapidi e monumenti pone allo studioso tutta una serie di problemi.

Che forza documentale attribuire loro? Di seguito una serie di osservazioni e di riflessioni:


1) Appare fuor di dubbio che dietro alle iscrizioni nei monumenti ci sia stata una attività di ricerca, un censimento, quindi la redazione di elenchi, spesso da parte di Associazioni di ex combattenti (elenchi dei quali nei comuni non vi più a disposizione copia dell’originale ma forse un domani chissà tra le carte di archivio).

2) Sono più attendibili le lapidi o iscrizioni realizzate nei primi decenni (o fin quando almeno vi era la memoria dei reduci della Grande guerra), o quelle recenti, dagli anni Novanta del ventesimo secolo ad oggi?

3) Con quali criteri furono redatti quegli elenchi e quindi riportati i nomi dei caduti? Quali criteri temporali e quali in relazione alla causa di morte? Corrispondono a quelli considerati per l'Albo d'Oro? (In qualche caso si sa della presenza nelle lapidi di qualche nome iscritto indebitamente, morto per cause non di guerra e non in quegli anni,  ma inserito per accondiscendere alcune pressioni familiari durante la messa in posa dei monumenti. Sono certo pochissimi, forse quanto le dita di una mano su varie migliaia, ma ci sono).

4) Alla base della iscrizione dei soldati caduti vi era il criterio di nascita o di residenza? In alcuni casi sembra prevalere il primo, in altri il secondo. (Riguardo al criterio della residenza si valutava solo quella dei soldati o dei parenti che lì erano andati a vivere?)

Nelle lapidi più antiche sembra comunque avere un certo peso il criterio di residenza; in quelle recenti – un po' troppo mutuate dall'Albo d'Oro – quello di nascita.

Insomma i nomi non sono iscritti in base a griglie esattamente definite.

Sta di fatto che alcune centinaia di nomi sono contemporaneamente riportati in più lapidi: sia del paese natio sia di quello d'adozione o residenza. E questa doppia attribuzione è uno degli esiti più interessanti e significativi dello spoglio comparato fra nomi dell'Albo d'Oro e lapidi e monumenti.

5) Non è sempre semplice comparare i nomi presenti nelle lapidi con quelli ufficiali dell'Albo d'Oro e del ruolo matricolare. Non tanto i cognomi (spesso comunque riportati con piccole variazioni linguistiche tipiche dei cognomi sardi) quanto i nomi. Nelle lapidi vari soldati sono iscritti col loro secondo o terzo nome, a volte nemmeno segnati nel ruolo matricolare o nell'atto di nascita; talvolta sono iscritti con un soprannome, nomi insomma con cui erano davvero conosciuti nella propria comunità. Tutto ciò a volte complica l'identificazione, la esatta corrispondenza tra i nomi dell'Albo d'Oro e quelli iscritti nelle lapidi.

Generalmente, nei casi di piccole discordanze tra quanto annotato nelle Lapidi e quanto nell’AO, si è preferito lasciare i nomi come nell’AO. Quindi cognomi come Puxeddu piuttosto che Pusceddu si è preferito lasciarli come scritti nell'AO. Confrontando comunque i nomi iscritti nell’Albo d’Oro con l’immagine delle lapidi allegata, non sarà comunque difficile, nella gran parte dei casi, stabilire l'identificazione o la corrispondenza.

Solo in pochi casi si è preferito modificare come nelle lapidi, e ciò solo per alcuni cognomi ritenuti improbabili, frutto o di una errata trascrizione nell’AO stesso o addirittura nei registri dello Stato civile (sappiamo bene quante storie curiose ci siano dietro certi cognomi e nomi mai usati nella vita reale).

Sono diversi i casi di soldati omonimi iscritti in più lapidi rispetto a quelli riportati dall’Albo d’Oro. Si tratta degli stessi iscritti nell’Albo d’Oro (criterio comune di nascita) che poi avevano fissato – loro o i loro familiari – la residenza altrove? In alcuni casi, data la vicinanza dei luoghi di nascita e di residenza si è potuto tentare di stabilire la corrispondenza; in altri casi di omonimi assai diffusi in Sardegna (Dessì Giuseppe ecc. ), nell’incertezza di una erronea attribuzione, sono stati “provvisoriamente” iscritti nel database così come risultanti dalle lapidi.

Per una serie di nomi inseriti in lapidi recenti e non attestati nell’Albo d’Oro sarebbe bene chiedere accertamenti o spiegazioni ai comuni circa la loro iscrizione.